Archivi del mese: luglio 2011

VIOLENZA EMOTIVA

nn mi era mai successo prima di arrivare, stanco e rilassato a riprendermi la bicicletta e … niente. nn c’era. me l’hanno rubata. un vuoto nello spazio, l’alone del ricordo negli occhi e la perplesssià di aver subito una violenza. mi hanno rubato la bici. era li e adesso nn c’è più, è persa! anche perchè, pensavo, come fai a dimostrare che te l’ hanno rubata. una bici nn è registrata, nn ti riconosce quando la vedi. sarà un segno ???

p.s. vorrei augurare il male ma è già male chi compie questi gesti. buona fortuna ladro

LA LEGGEREZZA DELL’ERRORE

vita strana, ho provato questa sera la verità nascosta dietro l’imprevedibilità. mi spiego; andiamo a cena al lago, raggruppati partiamo. il posto lo so io. posticino dove si mangia pesce e si spende poco, buono. come mi succede qualche volta nn ricordo il nome esatto sia della località che del ristorante ma la mia memoria fotografica e un’idea della direzione mi hanno sempre portato a destinazione. sbagliamo strada !!! ci ritroviamo in un’autostrada diretta e senza uscite per sondrio. 40 km in più. da quel momento i desideri di tutti e di quello che avremmo voluto si realizzano per incanto. finalmente un’uscita ed al bivio: si torna indietro o si va giù al lago? ci  ritroviamo per decisione di N. a varenna. paesino suggestivo con ristorantino sul lago delizioso. mangiamo bene e sbagliano a farci il conto facendoci risparmiare come se avessimo mangiato dove volevamo andare in principio. passeggita su terrazza lungolago e barettini silenziosi e ” amodino”. tutti stranieri e prezzi da barettto… seduti con poltroncine. camminata nel borgo in viuzze strette tagliate da arcate, tutto in pietra. anatre, battello, ed il silenzio del lago reso tridimensionale dalla penombra delle montagne incipriate dalle nuvole con il bianco della luna. tutto quello che voleva N. e che nn doveva essere sulla carta con la destinazione di partenza lo è diventato nell’errore. la gioia di lasciar essere come deve essere.

p.s. chissà se ho imparato la lezione?

L’HO FATTO DA SOLA

 

mi trovo in mezzo agli estremi della vita ed i comportamenti sono simili. la frase: ” l’ho fatto da sola!” con sorriso compiacente ed in cerca di approvazione l’ho vissuta sia da mia nipotina, 6 anni, sia da mia nonna di 91. emozionante vedere il confronto tra un bimbo che sta imparando la vita e a fare le cose da solo e un vecchio che stenta ma gioscie quando si rellegra di essere ancora in grado di fare le cose da solo. c’è uno specchio tra gli estremi, tra la giovinezza e l’anzianità. le forze mancano e la vita è sconosciuta … io nel mezzo stupidamente ho tempo di annoiarmi.

p.s. sto registrando furbescamente la voce della nonna.

FUOCO

mi manca il fuoco di un camino. un periodo ho avuto la fortuna di vivere con un camino in casa. un quadro naturale. comprai 5 tonnellate di faggio e con parsimonia feci tutto l’inverno. profumatissimo e poco scoppiettante diversamente dall’abete; molestissimo!. passavo le ore davanti al fuoco in compagnia di ictus e vino, loro due su una poltrona ed io sull’altra. andavo in fissa guardando il fuoco. le fiamme danzavano accompagnate dai mie pensieri e interagivo o soffiando o dando nuovo legno che preventivamente mettevo a fianco a scaldare. vedevo immagini formarsi tra le fiamme , storie illustrate e colori infiniti. cogliere l’azzurro era una fascinazione.  la vita passa per il fuoco, l’ anima passa per il fuoco, i sogni passano per il fuoco. andavo a letto a malincuore e quei due collassati si spartivano le poltrone e restavano li fino al mattino quando la brace diventava cenere.

amo il fuoco. anche quello del cuore. violento, invincibile e dominante.

p.s. torna mio fuoco

PIOVE

pioggia estiva. improvvisa e turbolenta. le gocce si trasformano in lacrime di gigante. inarrestabilmente piove. da piccolo mi raccontavano che in africa durante la stagione delle pioggie, appena iniziava a piovere, scappavo fuori di casa ed iniziavo a corre sotto la pioggia . dovevano rincorrermi per riportarmi dentro. eh ehe he he he !!!  ieri mentre scrivevo nn mi sono accorto che stava per succedere il cataclisma. finisco, saluto mohammed e , uscendo, un muro d’acqua sbarra il mio ritorno a casa. oh.. oh! mi rifugio nel baretto di fianco e mi ritrovo in una festa di compleanno. tutti asseragliati sull’uscio del bar gustavano l’acquazzone. il festeggiato, D. , un rastafari sdentato e simpatico compiva 39 anni. sembrava mio padre e nn un mio coetaneo. detto dado, mi racconta di vivere in un camper e di fare i mercatini in giro per l’italia vendendo ninnoli e prodotti in ceramica… cilum per l’esattezza. una parola detta da dado apre uno spaziotemporale davanti a noi: obei obei. mamma che ricordi. io, S. e A. con G. e D. qualche volta, abbiamo avuto il banchetto nella zona abusivi durante gli obei obei quando andavamo al liceo. spettacolare. dovevi arrivare il primo giorno intorno alle 4 di mattina per prendere il posto e rimanerci ininterrottamente per almeno 2 gg perchè diventasse “tuo”, riconosciuto dai tuoi vicini e tu facevi lo stesso con loro. un’anno siamo finiti nella zona africa, eravamo circondati da africani e i nostri vicini però erano due argentini ed un siciliano che faceva mosaici. ricordo la condivisione e la gioia nello scambiarsi il cibo, da bere ed ovviamente i gighelli… a iosa. un giorno è arrivato un cinese che da furbetto a provato ad inserirsi al posto del siciliano che quella mattina era in ritardo. a furor di popolo è stato scacciato. per pranzo, zero sbattimenti! passava una Mami che per 5.000 lire ti dava una vaschetta di alluminio con dentro una specie di spezzatino e del pane. delizioso e pittoresco. io vendevo biglietti di auguri con automix, un mio personaggio e candelabbri di pasta di sale. eravamo spensierati e sognatori. emozionante. oggi, mi ha detto dado, visto che sono anni che nn vado,:” è diventato una merda!” gli abusivi, il vero pilastro degli obei obei non ci sono più ed è diventato un mercato di bancarelle con posti assegnati. la magia ha ceduto al businnes. dopo tre birrette due angeli a me sconosciuti mi hanno accompagnato a casa in macchina. nu onesettet nn is adrocs iam!

p.s. auguri dado

COME SEMPRE

come sempre mi accade,  quando sono emotivamente labile o per meglio dire “sotto” arriva il mio angelo custode a preservarmi. questo giro mi ha detto :” tu mercoledi vieni con me a fare yoga. inizio lezione alle 1930 fino alle 21. sarà massacrante. alle 18 mangiamo e poi andiamo a lezione” da penitente perpetuo, eseguo. alle 18 sedano e carote , che fatica ( mi faranno bene tutte queste verdure?). ho fatto il furbo e alle 17 ho sedotto una quattro stagioni; di straforo… sono un peccatore recidivo, no???? partiamo e ci ritroviamo davanti ad un cancello in ferro battuto fuori dal tempo dietro san vittore. spettacolo. si apre automaticamente con il lampeggiate che ne detta il tempo e… un’altra milano si proietta davanti ai miei occhi. la milano nascosta che da fuori nn si vede ma cè. una “casona”. entriamo all’interno ed i decori ci accompagnano nel sottoscala dove ci accoglie G., il maestro, sorridente e con una stretta di mano vigorosa, come piace a me. l’inizio è più che incoraggiante. tappetino, asciugamano perchè so già che arrivero all’ultimo afflato e comincia la lezione. dopo 4 anni iniziare cosi , forse, neanche rambo. sequenze rapide e toste. sono davanti al mio io, incredulo. G. saggiamente dice:” vincete il vostro ego, se il vostro corpo nn ce la fa ascoltatelo”. collasso più volte. la cosa bella è che il mio tumore all’intestino si rivolta… inizia a scalpitare e mi da segni di insoddisfazione scalciando all’altezza dell’ombelico. bum, bum ,bum ,bum ! lo sento che mi rimprovera ed io, fiero lo stravolgo. la guera è guera. collasso, sudo, sudo… ma nn mi scoraggio ed arrivo alla fine. diversamente da 4 anni fa  durante il rilassamento nn mi addormento ma sento, percepisco, ascolto il mio corpo esausto e trasformato. il ciclo si rigenera e la mia esigenza…  si allunga. settimana prossima riaffronto me stesso . allegro e combattivo. omscanti.

p.s. è bello avere un fratello.