CHINO A CAPO

FRAME.
mi sono ritrovato crudo, con la mia volgarità, le inibizioni, l’ego maschile, eccessivo. un virgulto con le spine pronto a pungere e mentre i miei occhi ciechi di sempre gridavano l’ordinario vuoto mi sono trovato di fronte alla leggerezza emotiva di un giardino di ciliegi in fiore. MEMORIE DI UNA GEISHA di Rob Marshall del 2005 mi ha fatto incontrare nel buio di uno schermo l’incanto che solo una donna sa dare. Zhang Ziyi, Sayuri nel film è indescrivibile. labbra come ciliegie, pelle di ceramica a ricordar la neve perenne, occhi color della pioggia calda sovrastati da una linea nera di bambù abbrustolito. tutto avvolto da una criniera simile ad una cascata di nero petrolio. l’animale si è inchinato dinanzi al fiore. muto e cheto. bel film, realizzato bene, bella fotografia a tinteggiare una storia drammatica, von Frau, d’amore e di violenza. sono rimasto rapito nel canto della bellezza, nel sottile strato di rugiada che l’accidia può scalfire ma nn calpestare, riscopri il giappone che nn c’è più, immobile nel passato, rituale l’esistenza. nn ricordo bene la frase ma del film mi è rimasta impressa una citazione per definire la mancanza. in un cimitero un poeta incise nella roccia tre parole per descrivere la mancanza, poi le cancellò; nn esiste parola che possa descrivere la mancanza. genial. tutto è amore e come sempre… e nn solo nei film… vince sempre! riaccendendo dopo mesi il televisore la sorpresa è stata sublime. dove seiiiiiiiiiii?
tuo
