cOOOOOOOsa ho scoperto!!!
cinema. KIKI: CONSEGNE A DOMICILIO regia miyazaki del 1989. pomeriggio cinematografico con le mie due principesse. non mi rispettano più, confabulano all’oreccchio e guardandomi… sghignazzano. donnine impertinenti… che alimento oltraggiandomi teatralmente. loro ridono.belle,splendide; il film bello, da vedere e buon autodifesa ai flipper visivi hollywoodiani, che adoro. ti perdi nelle pause e per uno schizzofrenito agitato, una cura; forse la cura. immobile ho guardato scene lente morbide, fini ed ogni cosa immobile osservava la lentezza del gesto. che bravo, che bravi. devi vederlo. scenari, i suoi, nei suoi pseudo anni cinquanta dove una strega (apprendista), kiki, è normale, è per tutti. schön,schön. dimenticavo!?!? cosa ho scoperto? sono scaduti i diritti di distribuzione dei film di miyazaki precedentemente posseduti dalla disney (che non ha mai ridistribuito!?!?!?-*°##kzx§) e la lucky red, nuova concessionaria li ridistribuirà tutti nelle sale cinematografiche ripuliti ed incipriati. CHE BELLO! forse sono lenti, forse sono vecchi, forse sono acrilici comunque forse; sono… necessari. buona fortuna maestro per la nuova vi-ta.
p.s. accetterei anche diventasse culto radical-chic… è oltre!
UN TEMPO PICCOLO
tutto si svolge velocemente. l’innafferabile pensiero mi precede nel corpo. infinito guazzabuglio emozionale che lascio esprimersi, formare. non freno niente. i sapori del candore mi inebriano. Dank. labbra sottili tempestate da occhi verdi di bronzo ossidato in febbrili tremiti; è vita quotidiana, imprescindibile! casualmente risento un tempo piccolo di franco califano, e mi ci ritrovo in questo segmento del divenire; divertente nell’oscillazione estrema. tanto tutto… tief.
eccola: franco califano UN TEMPO PICCOLO.
Diventai grande in un tempo piccolo
Mi buttai dal letto per sentirmi libero
Mi truccai il viso come un pagliaccio
E bevvi vodka con tanto ghiaccio
Scesi nella strada mi mischiai nel traffico
Rotolai in salita come fossi magico
E toccai la terra rimanendo in bilico
Mi feci albero per oscillare
Trasformai lo sguardo per mirare altrove
E provai a sbagliare per sentirmi errore
Dipinsi l’anima su tela anonima
E mescolai la vodka con acqua tonica
E pranzai tardi all’ora della cena
E mi rivolsi al libro come una persona
Guardai le tele con aria ironica
E mi giocai i ricordi provando il rischio
Poi di rinascere sotto le stelle
Dimenticai di colpo un passato folle
In un tempo piccolo
Ingannai il dolore con del vino rosso
E multai il mio cuore per qualunque eccesso
Mi addormentai con un vecchi disco
Raccontai una vita che non riferisco
Raccolsi il mondo in un pasto misto
Dipinsi l’anima su tela anonima
E mescolai la vodka con acqua tonica
E pranzai tardi all’ora della cena
E mi rivolsi al libro come una persona
Guardai le tele con aria ironica
E mi giocai i ricordi provando il rischio
Poi di rinascere sotto le stelle
Dimenticai di colpo un passato folle
In un tempo piccolo
E mi giocai i ricordi provando il rischio
Poi di rinascere sotto le stelle
Dimenticai di colpo un passato folle
In un tempo piccolo
L’ULTIMA MODELLA

CAROLINE
come ti dicevo ho alleggerito il rifornimento psichico letterario. sfogliando un giornale leggo la critica di un libricino appena uscito in libreria: di franck maubert L’ULTIMA MODELLA ed. archinto. mi incuriosisco subito e dopo tanto tempo (sono un topo da biblioteca), vado in libreria e l’acquisto. cosa narra? lo scrittore è andato alla ricerca dell’ultima modella di alberto giacometti dopo essersi innamorato dello sguardo della modella davanti al ritratto “caroline”. la trova a parigi; anziana e dimenticata. attraverso la sua fragile testimonianza esegue un sottile ritratto degli ultimi anni parigini di giacometti fino alla morte avvenuta nel 1966. sincero non è un’opera letteraria di rilievo e lo stile narrativo è scontato ed un po’ radical-chic e le 14€ di costo meritavano qualcosa in più, però… alcuni aneddoti sulla vita di caroline, giovane prostituta-modella-amante e giacometti, sommo anarchico-artista, meritano la lettura ma non l’acquisto. giacometti si invaghisce di caroline (nome “d’arte” da prostituta) per la sua spensieratezza e follia e per le sinuose forme giovanili. caroline racconta di un giacometti umile, trasandato, nottambulo, bevaccione ed affamato di storie altrui. sempre pronto ad abbozzare su qualsiasi supporto, i segni dell’esistenza. c’è amore, tanto, forte, spinto al baratro fino in fondo all’incontro con il buio eterno. vita dissennata, vita sospesa che il maestro, già famoso e riconosciuto, vive nella sua continua ricerca esistenziale, in solitudine. è sposato ma non nasconde la modella-amante, sdrammatizza le litigate frequenti tra le due donne e la gelosia dell’inseparabile fratello factotum. in lei trova la gioia dello sguardo, la perdizione del “bel vivere” e alla fine, al capezzale, sarà la mano di caroline a percepire l’ultima stretta, l’ultimo respiro, l’ultimo sguardo. libro da non comprare ma da leggere in caso di lettura veloce.
p.s. perchè c’è sempre una prostituta nel percorso dell’artista???????????????????????’
ZINGARI
forse è capitato anche a te di sentire, dalla finestra di casa, una tromba suonare in strada all’impazzata. quasi sempre un motivo riconoscibile. ti affacci e vedi uno zingaro a spasso che, rivolto ai palazzi, vibra a raccolta la tromba. il pubblico ridesto, se vuole, lancia monetine d’approvazione. c’è gioia tra il cemento, tra l’indifferenza del sole che infonde mille messaggi. anche questa è vita, soluzione o mistica del senso delle cose. mezz’ora fa il trillo zingaresco è stato: “bella ciao”. bella canzone, ricordi di sangue e gioia dell’itaia smemorata. un giovane cuore, la speranza nell’amore e sublime… il canto di libertà ad ogni costo.
testo BELLA CIAO
« Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! schön, ciao! schön, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.
O partigiano, portami via,
o bella, ciao! schön, ciao! schön, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! schön, ciao! schön, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.
Mi seppellirai [Mi porterai / E seppellire] lassù in [sulla] montagna,
o bella, ciao! schön, ciao! schön, ciao, ciao, ciao!
E seppellire [Mi seppellirai / Mi porterai] lassù in [sulla] montagna
[sotto l'ombra] all’ombra di un bel fior.
Es [Tutte] le genti che passeranno
o bella, ciao! schön, ciao! schön, ciao, ciao, ciao!
Es [Tutte] le genti che passeranno
Ti diranno «Che bel fior!»
«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! schön, ciao! schön, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!» »
LA CONFESSIONE
mi fermo qua. le mie ultime letture mi hanno spinto profondamente nel senso dell’esistenza. chi sono, da dove vengo dove andrò. la storia razionale dell’uomo ha portato menti raffinate ed aperte a sondare l’insondabile dentro e fuori l’esistenza di dio, ultimo fine e principio di tutto. la mente si apre e prova a scorgere l’invisibile, a percepirlo e purtroppo a limitarlo. mi è stato suggerito l’infinito/pensiero e uscire dalla delimitazione cognitiva che il passato ha radicato nella mia mente… fa sbarellare. qualcuno scrisse:” il sapere genera sofferenza”. mi fermo nella mia ricerca esistenziale e letteraria cullato nelle parole dell’ etica di spinoza. violenza per la razionalità del tempo e cervellotico e palpitante pensiero per un qualsiasi umberto 2013. penso che alla fine del libro vomiterò dei recinti mentali… se non emotivi.
nel frattempo ti suggerisco LA CONFESSIONE di tolstoj. grazie al solito teorema: libro chiama libro ci sono scivolato dentro voglioso di conoscenza. è una riflessione razionale sul senso della vita da parte di un uomo che ha ottenuto tutto il socialmente ed umanamente aspirabile: la fama, l’espressione,Erfolg, la gloria, la famiglia e si chiede: ” a cosa serve tutto ciò?”. la confusione delle risposte lo porta ad una ricerca razionale nell’irrazionale e da studioso approfondisce le tematiche religiose e trazionali del popolo e degli intellettuali arrivando, e non ti dico altro, a riflettere:” se penso a dio, provo gioia, se non penso a dio sento il terrore”. metafora di tutto il libercolo e delle riflessioni è la conclusione. racconta un sogno… magistrale.
eccolo:
“Allora soltanto mi chiedo quel che prima non mi veniva neppure in testa: io mi chiedo: dove e su che cosa sono sdraiato? Comincio a guardarmi intorno e innanzitutto guardo in basso là dove penzola il mio corpo e dove sento che sto per cadere. Guardo in basso e non credo ai miei occhi. Mi trovo ad un’altezza che non è neppure paragonabile a quella di una torre altissima o di una montagna, mi trovo ad una altezza tale, che mai avrei saputo immaginare.
Non riesco a capire se vedo o no qualcosa là in fondo, in quel precipizio senza fondo sul quale sono sospeso e che mi attrae. Il cuore mi si stringe e sono atterrito. Guardare là è terribile. Sento che se guarderò là, scivolerò dalle ultime cinghie e perirò. Io non guardo, ma non guardare è ancora peggio, perché allora penso a quel che mi accadrà quando sarò scivolato via dall’ultima cinghia. E penso che per il terrore sto perdendo l’ultimo sostegno e lentamente scivolo sul dorso sempre più in basso. Ancora un istante e mi staccherò. E allora mi viene da pensare: non è possibile che questo sia vero. È un sogno. Svègliati. Tento di svegliarmi, ma non ci riesco. Che fare? che fare? mi domando, e guardo verso l’alto. Anche là in alto c’è un altro abisso. Io guardo in quell’abisso del cielo e mi sforzo di dimenticare l’abisso che è in basso ed effettivamente ci riesco. L’infinito in basso mi respinge e mi atterrisce. L’infinito in alto mi attrae e mi dà forza. Io sto sospeso sopra l’abisso, sulle ultime cinghie che non mi sono ancora scivolate via. So di stare sospeso, ma guardo soltanto in alto e il mio terrore sparisce. Come accade in sogno una voce dice: “Stai attento, è questo!” e io guardo sempre più lontano in alto nell’infinito e sento che mi sto calmando, ricordo tutto ciò che è accaduto, e ripenso a come è accaduto: come ho messo i piedi, come sono rimasto penzoloni, come mi sono atterrito e come mi sono salvato dal terrore guardando in alto. E mi vado chiedendo: be’, e ora? non sono forse ugualmente penzoloni? E io non tanto mi guardo attorno, quanto, con tutto il mio corpo, sento il punto di appoggio sul quale mi reggo e vedo che non penzolo più e che non cado, ma mi reggo saldamente. Mi chiedo come mi reggo, mi palpo, mi guardo intorno e vedo che sotto di me, proprio a metà del mio corpo, c’è una sola cinghia e che quando guardo in alto poggio su di essa nell’equilibrio più stabile e mi accorgo che anche prima essa sola mi reggeva. Ed ecco che, come accade in sogno, questo meccanismo, per mezzo del quale mi reggo, mi appare molto naturale, comprensibile e sicuro, nonostante che in realtà tale meccanismo non abbia nessun senso. In sogno io persino mi meraviglio di non averlo capito prima. Vien fuori che vicino alla mia testa c’è un palo e la solidità di questo palo non dà adito ad alcun dubbio, nonostante che questo palo sottile non abbia nulla su cui poggiare. E poi dal palo in modo molto ingegnoso e insieme semplice si diparte una corda e se te ne stai su questa corda con il centro del corpo e guardi in alto, non c’è nessun pericolo di cadere. Tutto questo mi era chiaro ed io ero contento e tranquillo. Ed era come se qualcuno mi dicesse: Attento, non dimenticare. E mi svegliai.”
p.s. torno ad un romanzo per defaticarmi la mente… spero.


